L'effige miracolosa

L'effige miracolosa

Il busto martoriato è messo in risalto dal candido drappeggio del lenzuolo frettolosamente legato con una fune ai fianchi. La statua fu concepita per essere fruita visivamente in posizione frantale. Il corpo pertanto si sviluppa su di un piano ideale rigidamente verticale. Nonostante ciò, molteplici sono gli accenni alla profondità spaziale e alla prospettiva: il protendersi in avanti delle braccia legate, l'apertura verso l'interno del piede destro, al quale fa da contrappeso il lieve reclinare del capo verso sinistra, coinvolgono lo spazio circostante. La rigida ieraticità della statua, concepita nel pieno rispetto dei canoni proporzionali classici, trova una sua “umanità” nella resa veristica dei minimi particolari. Frate Umile sa conservare il gesto sobrio, elegante ed espressivo delle membra dell'Ecce Homo, anche se queste sono ricoperte di lividure e di sangue. Il visitatore dinanzi a questa statua, che esprime così al vivo i dolori dell'Uomo-Dio, resta profondamente ammirato e commosso.

 

Anche se collocata su un altare laterale dell'antica chiesa francescana, la statua dell'Ecce Homo di Calvaruso, per il suo valore religioso, storico ed artistico, occupa il primo posto nel contesto ambientale del santuario, del convento e del verde che li circonda e costituisce una delle espressioni più alte della tradizione religiosa dei fedeli di tutto il messinese e oltre.

Profilo Artistico
In questa mirabile scultura lignea, l'autore impresse l'alto livello della sua maturità artistica e religiosa, tanto da suscitare, nei fedeli, sentimenti di vera devozione e di particolare amore alla passione del Redentore. Il Cristo è ritratto in piedi, in un contegno nobilmente regale, davanti a Pilato ed alla folla, mentre soffre le torture delle cocenti ferite della flagellazione, consapevole della demolizione fisica e morale intrapresa dai suoi nemici. Nonostante la violenza sia più che realisticamente espressa dalle innumerevoli ferite che straziano il corpo, la rappresentazione del dolore non scaturisce dall'esaltazione della sofferenza fisica. La vera essenza del “dolore” si percepisce a pieno nel volto del Cristo sapientemente incorniciato dai capelli fluenti, dalla barba e dalla corona di spine, dove un'accurata quanto contenuta mimica facciale, un sapiente gioco chiaroscurale, e una volumetria appena accennata si traducono in una “espressività” più complessa, che compendia insieme sentimenti di dolore, di amore e di grandezza morale.

 

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